“I Caetani & Anagni”

Ammirando uno dei sei stupendi dettagli circolari del prezioso paramento liturgico…il “Piviale di Bonifacio VIII”, ho creato e realizzato l’Orologio “Piviale 1200”.

Dalla sua famiglia, l’ispirazione per un ulteriore omaggio a “ Benedetto Caetani”…nasce il mio Ciondolo:

“I Caetani & Anagni”.

“La famiglia Caetani fu una tra le più importanti famiglie nobili italiane, la sua provenienza, lo si evince anche dal nome, era Gaeta ma durante il corso della storia, con diversi rami della famiglia, divenne proprietaria di gran parte del Lazio meridionale. Ci furono ben due Papi fra i Caetani: Papa Gelasio II ( 1060-1119) e il famosissimo Papa Bonifacio VIII. Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani, fu un vero protagonista del Medioevo, famoso giurista, fu l’artefice di una rivoluzione politica che vide il raffermarsi del potere anche politico della Chiesa. Fu un Papa amato e odiato con la stessa intensità, Jacopone da Todi lo definì un “novello anticristo”, e moltissimi fatti che lo videro protagonista segnarono i destini dell’Europa. Un aneddoto racconta quanto temeva per la propria vita anche da chi lo circondava, infatti nel suo tesoro che lo seguiva in tutti i suoi spostamenti composto di beni preziosi di grandissimo valore, vi erano ben tre “corni di Unicorno” che in realtà non erano altro che il dente del Narvalo ma che nel Medioevo era rarissimo, costosissimo. Si credeva che la polvere di questo corno fosse un potente antidoto contro i veleni e Bonifacio VIII ne aveva ben tre. Questo tesoro sparì il 7 settembre 1303, il giorno del famoso schiaffo. Dante lo cita più volte nell’Inferno accusandolo anche di “Simonia” ma, tutto sommato, ne riconosce la grandezza quando nel Purgatorio paragona l’offesa a lui fatta con la Crocefissione di Cristo mettendo i due fatti sullo stesso piano di importanza storica. Morì lo stesso anno 1303, un mese dopo, vecchio e depresso forse proprio a causa dell’onta subita. Fu un gigante della storia e la sua grandezza contribuì alla fama di Anagni, suo paese natale”.

Fonte storica: Archeologo Guglielmo Viti

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